SCELTA DELLA SCUOLA

Scritto da Redazione.

etichetteEDU formato DEFdi Emanuela Savino
Si avvicina la fine dell’anno scolastico… per molti ragazzi è un momento di scelte, passaggi, decisioni importanti.

 

 

 

 

 

C’è chi, finito il percorso della scuola media, deve scegliere quale scuola superiore frequentare e chi, finendo proprio questa, deve scegliere a quale facoltà iscriversi o se buttarsi nell’intricato mondo del lavoro. Sono scelte complesse, ricche di variabili in gioco, cariche di aspettative, dubbi, perplessità. Ed è un momento difficile anche per i genitori, che vedono i figli alle prese con le prime decisioni importanti della loro vita e spesso non sanno se e come intervenire.

C’è chi vede nel figlio la possibilità di realizzare ciò che egli stesso non ha potuto concretizzare, perciò si sente di imporgli le proprie decisioni e c’è chi, al contrario, non vuole influenzare un momento che riguarda la vita privata del ragazzo e quindi si astiene dal giudizio e dall’opinione.

Qual è il comportamento giusto da tenere? Verrà da chiedersi. Il comportamento giusto a priori non esiste: certo è che la scelta riguarda la vita del ragazzo e per questo è giusto lasciare a lui l’ultima parola. Ma è pur vero che il genitore ha uno sguardo esterno sulle potenzialità e sulle debolezze del figlio, ha più esperienza, “vede più lontano”. Quindi, che fare?

Il compito più difficile per i genitori degli adolescenti è quello di trovare il giusto compromesso tra vicinanza e autonomia, tra presenza e indipendenza, tra consigliare e “lasciar sbagliare”. Il ragazzo, infatti, ha ancora un grande bisogno di essere guidato e condotto per mano nelle scelte importanti, ma allo stesso tempo ha bisogno di sperimentare che ce la può fare anche da solo, che è capace di dare una direzione alla propria vita.

In questa ottica, l’aiuto che il genitore può dare di fronte alle scelte scolastiche non è quello di sostituirsi al figlio né, al contrario, di tagliarsi fuori, ma di ascoltarlo con reale interessamento per capire i sogni e i progetti per il futuro che ha e per aiutarlo a prendere consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza, dei propri interessi e inclinazioni per usarli a proprio favore nella scelta del progetto di vita.

Si potrebbe dire che il compito del genitore è quello di rendere il figlio in grado di decidere autonomamente per la propria vita. Per poter decidere autonomamente il ragazzo deve possedere, oltre che una conoscenza adeguata delle opportunità a sua disposizione, anche una certa consapevolezza di sé e delle proprie caratteristiche individuali.

Spesso, però, in età adolescenziale i ragazzi faticano a prendere decisioni in maniera razionale e coerente, in quanto hanno la tendenza a “precipitarsi” su ciò che reputano interessante o piacevole senza pensare che possono esistere alternative ancora più interessanti e senza valutare le conseguenze di queste scelte.

 

Pertanto, è fondamentale che il genitore favorisca un dialogo costruttivo, in cui i punti di vista si confrontano per valutare i pro e i contro: anche quando le idee del genitore sono differenti da quelle del ragazzo, tali divergenze possono essere estremamente positive, se non ci si irrigidisce sulla propria posizione ma, al contrario, se queste conducono a discutere, a prendere in considerazione punti di vista diversi, ad ampliare le conoscenze. Il dialogo diventa, così, occasione di crescita, senza assumere la connotazione della costrizione e dell’obbligo.

Volendo riassumere in un unico concetto, il compito principale dell’adulto è quello di aiutare a valutare: valutare i pro e contro di una possibilità, valutare le proprie potenzialità e i punti di debolezza, prendere in considerazione le alternative possibili, gli interessi e le possibilità reali, analizzare insieme le informazioni. L’adulto ha l’importante compito di aumentare la consapevolezza del giovane rispetto alle proprie caratteristiche individuali, interessi e attitudini, di restituirgli maggiore conoscenza, di stargli accanto, offrirgli il proprio punto di vista, lasciando in ultima battuta a lui la libertà di decidere.

 

Tutto questo può essere utile non solo a chi è alle prese con una decisione imminente: non è mai troppo presto per iniziare ad instaurare un dialogo sui sogni del ragazzo, a osservare e condividere punti di forza e di debolezza, a sottolineare le potenzialità e condividere gli interessi! E’ una strada che si apre e che faciliterà il processo di decisione futuro, anche se distante mesi o anni.

Stare accanto a un figlio che deve decidere della propria vita implica pazienza, costanza, disponibilità a mettersi in gioco, fiducia in lui, volontà di assumersi le responsabilità del ruolo di adulto e, non per ultima, la faticosa capacità di accettare gli sbagli… E’ così banale affermare che si cresce anche grazie agli errori, eppure è così faticoso permettere ai propri figli di sbagliare! Ma è anche grazie agli errori che il giovane diventerà un adulto maturo e in grado di prendersi le proprie responsabilità.

Pertanto permettetemi di concludere con un piccolo, banale, consiglio. Di fronte ad un eventuale errore di scelta, evitiamo la tanto odiata frase “Te lo avevo detto!”, ma cerchiamo di non perdere la fiducia e la grinta di continuare, ancora una volta, ad essere un sostegno per il ragazzo, che si rende conto da solo di aver sbagliato e non cerca la critica e il rimprovero, quanto piuttosto fiducia, sostegno alla propria autostima e un aiuto a capire cosa non è andato bene per volgere la situazione al meglio.

 

 

Emanuela Savino

 

EEDUCARE2.2b-29

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