INTERVENIRE CON LE PRESE IN GIRO

Scritto da Redazione.

 Da una scuola elementare: deve intervenire la maestra nei litigi?lettera scuola

 

 

 

 

 

Come conclusione di un laboratorio didattico, in una classe terza di una scuola primaria di Torino, viene chiesto ai bambini di scrivere in un bigliettino una delle cose e/o situazioni che più fa arrabbiare e scatenare in loro l'aggressività. Questi bigliettini vengono poi raccolti, inseriti in una scatola e ne viene estratto uno che la classe dovrà analizzare e discutere per trovare una soluzione comune. Questa operazione potrà poi essere ripetuta durante l'anno con l'insegnante.

Tra i biglietti (non letto in classe) ce n’è uno che recita: «mi arrabbio quando mi prendono in giro, perché ho i capelli gialli» (in classe è presente un bambino albino).

 

 

 

Risposta de Lo Spiazzo 

 

Lo staff dello Spiazzo, vedendo questo bigliettino, si è posto una domanda: deve intervenire l'insegnante? E se sì, come?

Prima di andare ad affrontare la questione e la domanda, ci sentiamo di fare i complimenti a quest’insegnante che ha investito del tempo per organizzare un momento di laboratorio in cui i suoi allievi potessero lavorare sull'aggressività.

È importante trovare spazi e tempi perché, anche all'interno della scuola, si possa costruire un percorso di confronto e crescita umana su alcune tematiche che non rientrano nel programma didattico, ma che toccano moltissimo la vita scolastica e le relazioni all'interno di un gruppo/classe.

Non sempre è possibile (per carenza di risorse, burocrazia, etc…) e lo sappiamo, ma studiare dei modi per farlo è un'azione molto importante.

Guardando la situazione ci tornano in mente altri racconti d’insegnanti che vengono continuamente chiamati a intervenire per liti, parolacce, prese in giro tra i bambini,etc…

In queste situazioni, bisogna intervenire… Ma come?

In diversi casi le figure formative, come gli insegnanti, hanno l'urgenza, la necessità o l'ansia di risolvere ogni situazione problematica, di “risolvere la questione”; ma non sempre è la strada migliore per accompagnare la crescita di un bambino.

È importante intervenire in situazioni problematiche e di rischio, ma la strada più corretta, in un'ottica di crescita personale, ci sembra quella in cui l'adulto non dice come fare, ma insegna a fare da soli. 

Chiaramente questo richiede una buona gestione dell'ansia per l'adulto, la consapevolezza che nel litigio non ci sono colpevoli e che può essere un'occasione per imparare a stare insieme.

Dobbiamo provare a trasformare la percezione di conflitto come problema in quella di conflitto come risorsa.[1]

Quando ci troviamo di fronte ad un bambino che ha il problema di esser preso in giro, possiamo provare a chiedergli: «Hai parlato con la persona che ti ha preso in giro?» «È la prima volta che ti succede?»; e ancora: «Prova a parlare con il tuo compagno!».

Se l'evento si sta verificando costantemente o c'è un malessere ampio, l'intervento sarà sicuramente diverso e magari sarà necessario un lavoro con la classe sulla gestione dell'aggressività, sul rispetto e sull'ascolto.

I bambini sanno risolvere le loro piccole problematiche. Dobbiamo, però, metterli nella condizione di farlo, stimolando il confronto e l'ascolto reciproci.

Non dobbiamo ignorare le richieste d'aiuto dei bambini, ma far sì che il nostro intervento sia in un'ottica della loro autodeterminazione, di promozione e potenziamento delle loro capacità.

Sicuramente è importante creare un clima positivo in classe, in cui il litigio non sia un tabù, e che aiuti i bambini ad esprimere le loro diverse opinioni.

Inoltre, lasciare ai bambini la possibilità di risolvere i loro problemi può essere difficoltoso per noi adulti, perché vorremmo sempre tutelarli; ma sviluppare la loro capacità di autodeterminazione può essere il modo giusto per condurli ad una crescita positiva.

In questo caso specifico, l'insegnante ha scoperto che le prese in giro venivano dall'esterno della classe e non riguardavano il clima tra i compagni.

Il suo intervento quindi mirava al sostegno reciproco tra compagni e alla collaborazione, anche nei casi di aggressività. Ha sviluppato una discussione in classe su come ogni alunno può essere sostegno per l'altro, non solo in ambito didattico ma anche relazionale.

Ha pensato alcuni momenti di lavoro a coppie e in gruppetti ristretti per migliorare la coesione.

Altro dato molto importante, l'insegnante fin dal primo anno ha sempre cercato di sviluppare nei bambini la capacità di “risolvere la questione tra loro”.

Altro dato importante da tenere presente è che, come insegnanti e maestre, non siete sole: i colleghi che avete a fianco possono essere un valido aiuto per capire insieme come gestire le dinamiche aggressive o le richieste di un intervento adulto da parte dei bambini.

Il lavoro sull'autodeterminazione del bambino e sullo sviluppo della capacità di risoluzione dei problemi richiede quindi tempo (tematica spinosa nel lavoro formativo ed educativo), ma soprattutto un cambiamento di mentalità:

“I bambini possono e sanno litigare bene!”

 

 

Lo staff de "Lo Spiazzo"



[1]   D. Novara e C. Di Chio, Litigare con metodo. Gestire i litigi dei bambini a scuola, Erickson, Trento 2013.

EEDUCARE2.2b-29

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