IL NUOVO E ANTICO RUOLO DELL’INSEGNANTE

Scritto da Redazione.

lettera scuolaEQUIPE "LO SPIAZZO"

Diventare grandi attraverso la scuola; è possibile al giorno d’oggi? Che cosa deve o dovrebbe trasmettere la scuola?

 

                                                                                                                            

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         

Sono un’insegnante delle scuole superiori e ogni giorno mi relaziono con adolescenti annoiati e spenti, quasi disinteressati a qualsiasi genere d’iniziativa possa essere pensata per loro. Nasce, dunque, spontanea in me una domanda: qual è il compito della scuola nei confronti di questi ragazzi? Come possono gli insegnanti, attraverso la cultura, far riscoprire a questi ragazzi che cosa voglia dire diventare grandi?

Lucia

 

LA RISPOSTA DE “LO SPIAZZO”:

Ciao Lucia!

Cominciamo con una banalità non banale: non è facile insegnare al giorno d’oggi. Continuiamo con una banalità ancor meno banale: non è facile trasmettere qualcosa, al giorno d’oggi.

La scuola, nella sua forma odierna, propone programmi spesso obsoleti e poco interessanti per i giovani, sempre più convinti di avere tra le mani le risposte a tutto grazie ai mille smartphone che popolano le classi, dove i cervelli sono sempre più spenti e i 3G sempre più accesi. Per i giovani studenti gli insegnanti non sono altro che sostituti in carne ed ossa di una qualsiasi enciclopedia online.

Che valore ha la scuola se, a guardar bene, questo orizzonte arido e desolato sembra sufficiente a se stesso? Alla fin fine i giovani aprono Internet (i libri, si sa, sono oramai diventati cosa rara per gli stessi editori di manuali) e trovano tutto ciò che serve loro per il compito di storia, italiano, fisica e scienze.

 

Dunque, il ruolo dell’insegnante ha bisogno di una revisione: non serve più il semplice nozionismo.

Nella società odierna il ragazzo è lasciato a se stesso da famiglie spesso assenti (o presenti solo a livello pecuniario) e da amici sempre più connessi e sempre meno amici. Questa coltre di falso interesse nei confronti del ragazzo spinge al disinteresse stesso del giovane verso tutto ciò che lo circonda.

 

L’approccio con l’alunno dev’essere in primis formativo: nessuno di noi nasce studente!

Il sistema scolastico superiore, nel tempo, ha demonizzato, osservando con diffidenza, ogni azione di tipo educativo proposta nell’ambiente scolastico, relegando il ruolo formativo ai primi stadi dell’insegnamento (asilo, scuole elementari). Licei ed istituti superiori si sono, via via, arrogati l’ufficio più strettamente didascalico, trascurando il bisogno del giovane di trovare una figura che possa offrigli elementi necessari per formarsi come soggetti (Recalcati 2014:107). La figura del formatore è spesso assente e, comunque, insufficiente in quel controsenso che definiamo “formazione primaria”.

In questo momento storico così delicato, i giovani, che sono «per definizione più esposti a dinamiche di cambiamento, a (ri)definire la propria identità sociale» (De Luigi, 2007:194), hanno bisogno di individuare delle figure-àncora, anche esterne alla famiglia, in grado di offrire loro gli elementi necessari per potersi esprimere e stare al mondo, vivendo attivamente la propria esistenza. Hanno bisogno delle giuste attenzioni!

Il compito dell’insegnante oggi si arricchisce, richiede uno sforzo in più al docente, ma assicura un risultato che va oltre la mera conoscenza di figure retoriche e processi biologici.

In un articolo terribilmente realista pubblicato da Marco Lodoli per «La Repubblica» del 31 ottobre 2012, intitolato La fine dell’Umanesimo, l’autore dipinge a tinte scure, raccogliendo la testimonianza di un’insegnate demoralizzata, il rapporto tra cultura e mondo giovanile. Abbattersi serve davvero a poco: reagire a questa situazione è, al contrario, un’ottima idea!

Il nostro consiglio, quindi, è di formare il giovane alla comprensione ed alla stima del patrimonio culturale, che riempie il sottobosco di questo mondo proiettato in avanti, ascoltando prima di tutto il bisogno di attenzione dei ragazzi. Un'idea interessante sarebbe partire dalle loro passioni reali, valorizzando il loro pensiero. Questo processo spingerà i giovani a procurarsi una propria idea riguardante il mondo in cui vivono, imparando ad affrontare le difficoltà piccole e grandi che la vita, volenti o nolenti, ci pone innanzi.

 

  

N. De Luigi, I confini mobili della giovinezza. Esperienze, orientamenti e stratologie giovanili nelle società locali, Franco Angeli Edizioni, Milano, 2007.

M. Lodoli, La fine dell’umanesimo, in «La Repubblica», 31 ottobre 2012.

M. Recalcati, Il complesso di Telemaco, Feltrinelli, Milano, 2014.

 

Lo staff de Lo Spiazzo

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