Gestire lo stress del docente

Scritto da Chiara Cosentino.

La classe: disciplina o didattica?

 lettera scuolaUn'insegnante di Torino ci chiede dei suggerimenti per gestire meglio la propria classe nella prospettiva di migliorare anche la didattica.

Ciao, sono un'insegnante delle superiori a Torino.
Lavoro in un territorio piuttosto difficile, dove la povertà culturale è spesso tangibile, e i ragazzi non vengono seguiti in maniera opportuna. In classe la vita del docente è molto faticosa, e mi rendo conto che io e i colleghi dobbiamo dedicare troppe energie a mantenere la disciplina, a discapito della didattica. Del resto, è impossibile insegnare senza creare un clima predisposto all'attenzione. Quali azioni possiamo tentare per ristabilire un equilibrio tra la gestione della classe e gli obiettivi didattici?

Maria

 

Cara Maria, saper gestire la classe è una capacità, ma anche un compito che l'insegnante deve saper svolgere.
Mantenere la disciplina è certamente utile per gestire i comportamenti inopportuni, le problematiche e per controllare che non si generi troppa confusione tra i ragazzi, ma non è l'unico compito di un insegnante. Saper gestire una classe significa anche coordinare al meglio gli aspetti didattici, tipici dell'insegnamento, con quelli relazionali ed educativi.
Non dimentichiamo che alcuni comportamenti dei ragazzi generano un forte stress nei docenti: quando questo capita, è compito dell'insegnante, nonché consigliabile per il suo stesso benessere, che riconosca le fonti di stress e si fermi un momento a domandarsi:

  • "Cerco di affermare la mia autorità per difendermi?"
  • "Divento aggressivo?"
  • "Sono a disagio con i ragazzi? Cerco di entrare in sintonia con loro?"
  • "Sono disponibile a cambiare alcuni miei comportamenti per ottenere maggiore sintonia?"

Lo stress non va e non può essere neutralizzato, ma va gestito, per costruire un equilibrio tra le cose che sai e quelle che senti.
Detto diversamente, gestire una classe non è solo, quindi, ammonire, richiamare all'ordine, punire i comportamenti maleducati: come scrivi tu, è anche saper creare un contesto utile all'apprendimento.

 

Tre passi importanti

Perchè questo avvenga è necessario soffermarsi su tre punti fondamentali.

  1. Innanzitutto è necessario conoscere bene i ragazzi che si hanno di fronte, le loro caratteristiche, ma anche sapere come funziona l'apprendimento alla loro età, che cosa prevede, quali sono gli atteggiamenti tipici di quell'età.
  2. In secondo luogo, per gestire bene una classe è necessario creare un setting adeguato allo scopo, che preveda alcune specifiche disposizioni dei mobili e degli arredi, ma anche dei ragazzi. Si tratta insomma di migliorare la parte logistica della classe.
  3. In terzo luogo, è importante lavorare sulle motivazioni degli studenti rispetto allo studio. Si tratta di una parte molto complicata, ma certamente importante. una delle ragioni più frequenti per cui i ragazzi non sono attenti è proprio perché non si sentono coinvolti e partecipi.

Come migliorare dunque l'aspetto motivazionale dei ragazzi?
Innanzitutto si può provare a dare dei rimandi molto realistici su quello che stanno studiando, o li si può affascinare con qualche argomento non previsto dal programma, ma che poi di fatto vi si ricollega. Digressioni di questo genere potrebbero risultare utili per motivare maggiormente i ragazzi a seguire e a cercare di capire anche le cose più complicate previste dal programma vero e proprio.

 

Una nota metodologica

Per ottenere un maggior coinvolgimento bisogna migliorare però anche le tecniche di conduzione delle attività che si propongono: l'utilizzo per esempio di un tono di voce differente per richiamare l'attenzione rispetto a quello che si usa per richiamare qualcuno (questo per quanto riguarda la conduzione vera e propria), l'uso corretto dello spazio (è sempre consigliabile non rimanere fissi in un punto, ma spostarsi nella classe), l'adozione di qualche nuova tecnica di insegnamento come il cooperative learning.

 

L'importanza della progettazione e del confronto fra colleghi

Chiaramente non sempre tutto è fattibile. L'importante è che l'insegnante non pensi soltanto a seguire un obiettivo specifico, ma che si soffermi a pensare anche a come raggiungere quell'obiettivo. Questo aiuterà l'insegnante stesso a preparare meglio le attività e la programmazione futura.
Queste sono alcune delle domande che possono supportare un momento di progettazione:

  • In quale situazione è più facile per i ragazzi apprendere?
  • Come posso migliorare la loro partecipazione?
  • Come posso comunicare meglio con i miei studenti?
  • Qual è il setting migliore a livello logistico con cui sistemare la classe?

Questo aiuterà sicuramente l'aspetto didattico e anche l'aspetto relazionale. Un ragazzo che percepisce che un insegnante è attento a certe dinamiche sarà più propenso anche a un confronto di tipo relazionale.

Per migliorare le proprie risorse può anche essere utile confrontarsi con i propri colleghi, con la consapevolezza che ammettere le difficoltà che si incontrano non significa uscire sconfitti da un conflitto. Il primo passo per migliorarsi è proprio ammettere che non si può avere tutto sotto controllo, sempre.

Sperando di esserti stati d'aiuto, ti consigliamo la lettura di Come fare per gestire la classe nella pratica didattica di Luigi D'Alonso edito nel 2012 da Giunti Scuola.

 

Lo Staff de lo Spiazzo

 

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