CHE COSA CI FACCIO QUI?

Scritto da Redazione.

lettera catechesiPer essere catechista... è necessario uno stile di vita? Serve una fede solida?

 

 

 

 

 

Dopo un weekend intensivo sulla formazione dei catechisti, legato al tema dell'identità cristiana e relazione, un catechista ci chiede: "Tutto bello, ma io non credo e per di più non ho certo uno stile di vita esemplare... che cosa ci faccio qui?"

 

Tra le tante domande raccolte quel giorno, decidere di rispondere a questa è una scelta voluta, e quando ho letto il foglietto giallo in cui era racchiusa mi sono proprio detta: “per questo ha senso il lavoro che facciamo ed è importante investire nell'ambito della formazione continua”.

E per questo inizio la risposta alla domanda con un "Grazie!" a questa persona. Arrivare a scrivere un pensiero così non è da poco, è segno sì di una richiesta di aiuto, ma anche di un pensiero e di una riflessione personale che c'è stata.

Parto dal fondo della domanda per arrivare all'inizio...

 

 

Che cosa ci faccio qui?

 

Domanda esistenziale che molto spesso ci facciamo nei momenti in cui qualcuno ci ha fatto notare una nostra mancanza, sentiamo che qualcosa non funziona o stiamo analizzando il nostro operato in maniera profonda. Questa non va interpretata come una sconfitta ma come un ottimo punto di partenza per comprendere se stessi e quello che si sta facendo.

Se si è arrivati a quel punto, cioè ad avere un incarico come catechisti, è perché c'è stata una CHIAMATA e noi abbiamo detto SÌ alla proposta. La chiamata sarà arrivata sul cellulare, ma la progettualità che c'è dietro e la nostra risposta non riguardano una semplice telefonata. Parlare con il proprio referente di questo dovrebbe essere prioritario, è con lui che si dovrebbe avere un confronto sul proprio incarico di servizio annuale.

 

 

Non ho certo uno stile di vita esemplare

 

Occhio a non giudicarci troppo negativamente.

A volte abbiamo la tendenza a valutare in maniera troppo negativa le nostre azioni e non ci rendiamo conto delle positività. Ricordiamoci anche che viviamo una situazione in cui non possiamo non sbagliare. Diventiamo santi da peccatori, non da perfetti!!

Il vero errore non è "cadere" e per certi versi neanche "continuare a cadere" (a meno che non sia una scelta ricercata!), quanto piuttosto il rimanere a terra.  

Quello che conta veramente è la mia tensione: io voglio che la mia vita diventi una vita vera? E quali passi devo fare per arrivare a questo scopo, cioè una vita che sia un buon esempio per gli altri? Dalla domanda emerge proprio che una vita esemplare è, in fondo, una vita di cui andare orgogliosi.

Prendere consapevolezza delle proprie azioni, darne una valutazione, è il primo passo per impostare un cammino di miglioramento (che va fatto e pensato)... meglio se supportati da una guida.

 

 

Io non credo

 

Beh... questo apre una questione molto spinosa.. Ma se io non credo posso fare il catechista? Lì per lì mi viene da dire di no: il catechista è testimone, educatore alla fede cristiana e quindi non credere esclude a priori la possibilità di fare questo servizio.

Ma anche qui mi domando: la nostra fede è assente oppure a volte il fatto che ci poniamo dei dubbi su di essa, che ci stiamo interrogando, che non condividiamo tutto è il segno che in realtà ci stiamo lavorando e ragionando sopra?

Non bisogna confondere il "buio spirituale" o l'assenza di consolazioni interiori con una mancanza di fede.

La fede è alla fine rapporto con Dio, è suo dono perché non è solo sforzo umano, ma non è neanche magia! In un rapporto ci sono momenti brutti e momenti belli, momenti intensi e momenti di apatia totale.

Un po' come per una coppia sposata da anni ...

La vera domanda, di nuovo, non è quanto si crede, ma quanto è forte la nostra tensione nella ricerca? Questa può essere la base per una buona testimonianza e quindi per un buon servizio da catechisti. A questo punto l'ago della bilancia diventa la coscienza. Che deve chiedersi, non tanto se è vero o no che si crede o che si ha una vita esemplare, ma piuttosto dove si vuole arrivare, dove si vuole tendere.


La fede non è questione relativa dove tutto vale, però è questione relazionale, quindi anche tu fai la tua parte. Quello che vogliamo dirti è che sicuramente c'è una questione di stile e di coerenza anche nei confronti dei ragazzi, ma ai ragazzi va insegnata anche la fatica del cammino.

Quindi è ammirevole la tua domanda, ma... cerca una risposta nel confronto non solo con noi (non ti conosciamo, non sappiamo chi sei, quanti anni hai), ma anche con chi ti conosce: nel confronto con gli altri che ti conoscono, che condividono la fede, troverai pian piano la risposta.

Non a caso Gesù ha detto dove “Due o più sono…” al posto di: “Dove mi chiudo in me stesso con le domande!”.

 

 

TUTTO BELLO

 

E concludo con il tuo inizio.. “tutto bello”!!

Due parole che abbinate alla catechesi molto spesso non ci sono e che invece hai utilizzato in questo contesto.

Beh, direi che percepire la catechesi come un qualcosa di bello è veramente avere la predisposizione giusta per essere veri testimoni della fede che genera il Bello.

 

 

 

 

Lo staff de Lo Spiazzo

Informativa ai sensi dell'art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196
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