FIDARSI È BENE, MA NON FIDARSI… È PEGGIO!

Scritto da Redazione.

AA Fidarsi è bene non fidarsi èpeggiodi Daniele Conti
L’attività è rivolta ad animatori o catechisti che desiderano dedicare una formazione al tema della fiducia.

 

 

 

 

La crisi colpisce ancora! Anche la fiducia è stata messa sotto scacco dal dominio della diffidenza, dell’egoismo e dell’autosufficienza. Eppure la fiducia è alla base di qualsiasi relazione: è l’elemento essenziale per qualsiasi rapporto. Ecco perché è importante toccare con mano il valore prezioso che la fiducia custodisce in sé.

 

S’inizia giocando

Per introdurre la formazione, si gioca. Dividete il gruppo in due squadre: ogni squadra sceglie un giocatore da bendare. Il “bendato” dovrà seguire un percorso (che l’animatore prepara), guidato dalle indicazioni dei propri compagni di squadra. Vince il primo che arriva e, quindi, la rispettiva squadra.

 

 

Analisi del gioco

 

L’animatore o il catechista conduce un’analisi, riportando su un cartellone i rimandi dei ragazzi. In primo luogo, l’analisi è condotta su tre domande fisiche:

  1. Quali sono state le sensazioni di chi era bendato? (Paura, smarrimento, affidamento di sé, perdita di equilibrio, attenzione ai compagni, senso di fiducia…)
  2. Quali sono state le sensazioni di chi guidava? (Senso di responsabilità, autorità, spirito di scelta, protagonismo…)
  3. Quali sono state le sensazioni alla fine del gioco? (“Ce l’ho fatta”, “E’ andato tutto bene”, “Siamo stati bravi”, delusione, sfiducia…)  

 

 

Il pensiero

A questo punto l’analisi verte sul pensiero, ossia su una domanda che rielabori i dati ed estragga da questi il contenuto che c’interessa per la riflessione (la fiducia). Le domande dalle quali può scaturire la riflessione sulla fiducia potrebbero essere:

  1. Poteva andare avanti da solo il bendato? (No, perché non sapeva come orientarsi)
  2. Di che cosa aveva bisogno per poter andare avanti? (Aveva bisogno dei compagni)
  3. Se il bendato ascoltava i compagni, che tipo di relazione si è creata tra il singolo e la squadra? (Una relazione di fiducia)

Infine si definiscono, insieme ai ragazzi, le caratteristiche per potersi fidare, riprendendo le sensazioni provate.

“Fiducia” significa affidarsi a qualcuno; la fiducia fa paura perché sono altri a guidarci; è responsabilità perché non va sprecata (qualcuno che rimane deluso da me perde la fiducia che aveva riposto). La fiducia può subire una delusione: dev’essere, quindi, sempre ricostruita insieme. La fiducia conduce ad una vittoria comune (“L’unione fa la forza”). La fiducia è autorità nel senso che s’instaurano dei ruoli nel rapporto: “Tu sei il mio punto di riferimento per sapere dove vado” (la squadra), “Tu sei il punto di riferimento su cui scommetto per superare il percorso e raggiungere il traguardo” (il bendato). La fiducia rende protagonisti perché mette in gioco tutti i componenti (è sempre dinamica, perché mette in moto la relazione)…

 

 

E ancora: fiducia nel Vangelo

In particolare, se si ha l’intenzione di condurre questa formazione con un brano del Vangelo si adattano molto bene i passi riguardanti le guarigioni dei ciechi (Bartimeo, Betsaida…). Prima di eseguire il gioco, però, è necessario raccontare e far conoscere il racconto della guarigione. Dopodiché i passi dell’attività sono gli stessi: gioco, analisi e riflessione.

A questo punto la riflessione si arricchisce perché la fiducia di cui si parla non è solo “io-altri”, ma “io-Dio”. Quindi, le domande che conducono la riflessione possono essere:

  1. Le sensazioni che ha provato il bendato sono le stesse del cieco?

Il cieco non è solo il cieco fisico, ma colui che non riconosce Dio; è smarrito nella strada della ricerca della verità e della ricerca di sé e non vede la bellezza che lo circonda. Egli dunque ha paura di vivere, si chiude e non si fida di nessuno.

  1. Che cosa succede quando arriva Gesù?

Quando arriva Gesù il cieco sente che attraverso di Lui può risolversi la sua cecità: prova esattamente quello spirito di protagonismo che ha provato la squadra e il bendato durante il percorso, perché sente che con Gesù può mettersi in gioco e riscattarsi. E questo lo mette in moto… Insomma, in una parola sola: ha fiducia. Il cieco ha fiducia in Gesù perché affida a lui tutto ciò che non riesce a darsi da solo: conoscere e amare Dio.

  1. Che cosa cambia quando ci fidiamo di Gesù?

Gesù riconosce la nostra fiducia e la ricambia. Al cieco, così come a noi, Gesù ripaga questa fiducia con la guarigione, che è prima di tutto una guarigione del cuore e poi della cecità fisica. Chi si fida di Gesù vede Dio e, dunque, non è più cieco e assetato di senso della propria vita. Questo apre gli orizzonti: ora che vediamo, possiamo guardare un mondo diverso e più bello, più sincero, più vero, più giusto… Noi siamo anche un po’ più amabili e belli verso gli altri.

 

 

Suggerimenti

Chi conduce non abbia fretta di arrivare alla soluzione: il percorso di formazione è un percorso di costruzione e non sempre l'edificio viene bello come il modello o come lo si è pensato all'inizio. L'importante è arrivare al traguardo insieme ai ragazzi, non arrivare prima di loro.


 

 

 

Daniele Conti

 

Informativa ai sensi dell'art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196
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