Parla piano che non ti sento!

Scritto da Redazione.

Temi edu-01di Gabriella Cappelletti
Come possiamo riuscire ad ascoltare gli altri nel mare di suoni che ci circonda?

 

Perché si fa?

Oggi siamo sommersi da una gran quantità di informazioni e di suoni diversi intorno a no, ma siamo abituati a “sentirli”, non ad “ascoltarli”; è quindi, di grande interesse per il catechista far capire ai bambini l’importanza del soffermarsi a mettere ordine nel caos che ci circonda, prestando attenzione ai singoli suoni senza farsi distrarre dalla cacofonia di fondo. Fuor di metafora, bisogna far comprendere quanto sia fondamentale ascoltare l’altro, cercarlo e riconoscerlo con le sue particolarità e caratteristiche specifiche: da ciò si può quindi evidenziare il valore della condivisione e dell’accoglienza per la Comunità cristiana.


Cosa facciamo?

Vi proponiamo quest’attività tratta dal libro di Giovanni Marchioni 100 animazioni per la catechesi, Elledici, Torino 2013:


Coppie sonore
si dividono i ragazzi in coppie; ognuna sceglie un proprio suono di riconoscimento (versi di animali, sillabe, vocali, rumori, parole brevi in lingue straniere e senza senso,…). Dopo uno dei membri della coppia chiude gli occhi, mentre l’altro vaga per la stanza emettendo il proprio suono. Il giocatore a occhi chiusi deve cercare di seguire la traccia sonora, mentre l’altro deve giocare a farsi trovare, senza rendere troppo semplice il compito al compagno. Comincia una coppia alla volta, poi man mano ne viene aggiunta una seconda e poi una terza e così via, finché l’intero gruppo non è coinvolto in questa cacofonia. A piacere il catechista può disturbare i partecipanti, imitando i rumori di riconoscimento di qualche ragazzo.


Consigli per i catechisti

Dopo aver svolto l’attività, per aiutare i ragazzi a iniziare la riflessione, il catechista può leggere la seguente storia:

In una città c’era un’orchestra molto importante che aveva ogni tipo di strumento: dal clarino alle cornamuse, dal pianoforte agli ottavini. Il direttore diede ad ogni musicista lo spartito e chiese loro di esercitarsi in vista del concerto. Ogni sezione di strumenti imparò la sua parte: ma era facile accorgersi che ogni sezione si esercitava in modo differente dalle altre. I violinisti si lasciavano condurre dal piacere della musica, i corni inglesi si concentravano sulle scale musicali, gli arpisti interpretavano il brano come una canzone d’amore, mentre il clarinettista suonava con aria solenne… saranno allora pronti per suonare insieme, i musicisti, nel giorno del concerto, quando il direttore alzerà la bacchetta?

Si potrebbe paragonare l’orchestra alla nostra parrocchia? E alla Chiesa?
Chi è il direttore dell’orchestra? Chi sono gli orchestrali?

Gabriella Cappelletti

 

EEDUCARE2.2b-29

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