COME ANIMARE I GENITORI?

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Un animatore di Torino alle prime esperienze chiede consigli su come impostare il rapporto con i genitori che portano i bambini all’oratorio al sabato.


 

 

 

 

Sono Alessio, un animatore di primo pelo… anzi primo pelo e mezzo. Ho fatto l’Estate Ragazzi l’anno scorso come aiuto animatore e quest’anno come animatore. Nella due giorni di programmazione dell’oratorio (noi apriamo il sabato per i bambini delle elementari) mi hanno detto che dovremo fare i turni davanti al cancello. Se sei al cancello all’inizio accogli i bambini  e saluti i genitori, alla fine invece scambi proprio due parole con i genitori. Io ho un po’ paura perché non so cosa devo dire. E se sbaglio? E quando un bambino si comporta male?”

  

RISPONDE LO SPIAZZO

 

Ciao Alessio!

Innanzitutto complimenti al tuo don (o ai tuoi coordinatori) per aver insistito a creare un ponte tra animatori e famiglie! La sfida educativa si vince solo se c’è una vera alleanza tra gli adulti significativi per i ragazzi. Quindi ben venga l’iniziativa.

 

La cosa ti spaventa e possiamo immaginare, proprio per questo vorremmo subito sgonfiare il peso: non sei il responsabile dell’oratorio e non sta a te gestire le “questioni calde”!

 

Quello che devi fare tu che è un compito tanto quotidiano quanto straordinario, è creare un ponte tra l’azione educativa che avete portato avanti in oratorio e il mondo famiglia.

 

Un genitore ci tiene a sapere cosa fa suo figlio quando è assente ed è tanto più predisposto ad accettare una nota dolente quanto più è stato coinvolto nei successi.

 

Quindi un primo consiglio è dire sempre il bello che ha fatto il ragazzo o la ragazza. Questo aiuta il genitore a identificarti come “qualcuno che conosce mio figlio/a” e anche come “qualcuno di cui fidarmi”. Questa relazione di base aiuterà nei momenti in cui magari ci sarà da riferire un problema o un disguido tecnico.

 

Un altro consiglio è presentarsi. Dire il proprio nome, far capire quando si è giovani che si è un animatore e non il coordinatore generale, scambiare due parole di cortesia aiuta la relazione di cui sopra.

 

È importante cercare di capire il genitore: se ha fretta essere veloci nei saluti, se ha tempo non essere frettolosi. Quando noti un lieve imbarazzo, avvicinarsi e chiedere semplicemente: “Ha bisogno?”. E non dimenticare mai di aprire e chiudere sempre con un sorriso.

Se parli davanti al ragazzo, devono essere comunicazioni sempre positive o al massimo scherzose (ma mai manchevoli di rispetto!).

 

Quando poi scoppia la bomba, quando cioè un genitore è arrabbiato c’è un piccolo vademecum 3x2 ovvero tre consigli e due proposte:

Prima di iniziare la discussione, portalo fuori dalla zona pubblica: meglio una stanza per un colloquio più corretto e che non influenzi gli altri bambini: non siamo al Colosseo, e i bambini non hanno pagato per vedere un rodeo da carnefice.

 

Anche se centri tu con il motivo dell’arrabbiatura, chiama immediatamente un responsabile per gestire l’incontro: è lui che ne risponde, perciò deve essere informato.

 

Fai sfogare la persona, ascolta quello che ha da dire: spesso la gente si arrabbia più per quello che crede di sapere che non per quello che succede.

 

Le due proposte invece riguardano le puntate successive:

Se rincontri il bambino che è stato al centro della discussione, non rendere pesante l’incontro: un saluto, un sorriso non costa niente. E se non è ricambiato non è per scelta tua.

 

Non distruggere la fiducia nei rapporti con i genitori per un incidente di percorso: prima o poi tutti siamo passati da un’incomprensione, ma anche da un errore vero e proprio. Non sbaglia solo chi non agisce mai (che poi è l’errore più grande), quindi rimettiti in carreggiata e continua il viaggio: i bambini aspettano te. E anche i loro genitori aspettano te.

Lo Staff Lo Spiazzo

Informativa ai sensi dell'art. 13 D.LGS. 30 giugno 2003 n.196
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