PERCHE' ANIMIAMO?

Scritto da Redazione.

perche_animiamo

di Daniele Conti

Avete mai pensato nel vostro gruppo di animazione di dedicare un’attività agli animatori anziché ai ragazzi?

 

 

Perché quest’attività?

Perché gli animatori sono una squadra e, come tutte le squadre, hanno bisogno di conoscersi. Le squadre sportive, infatti, vanno spesso in ritiro prima del campionato: non soltanto si allenano, ma vivono assieme, ovvero cercano di capirsi, conoscersi, condividere qualcosa della loro vita. E così anche gli animatori: se non si capiscono o non si conoscono, come fanno poi a lavorare assieme nel turbine dell’estate? Aspettano il momento della difficoltà per scoprire i limiti dei propri compagni di squadra?  

E questo non solo è importante per l’obiettivo comune dell’oratorio (l’educazione dei ragazzi e il loro cammino di crescita spirituale e umano), ma è importante soprattutto per il singolo, per l’animatore stesso. A partire dal gruppo e dal suo “esporsi” all’interno del gruppo, l’animatore prende consapevolezza di quello che fa, prende coscienza dei suoi limiti e dei suoi punti di forza: può, in poche parole, lavorare su se stesso e crescere.

Quest’attività ha proprio questo obiettivo: motivare la propria animazione!

Che cosa si fa?

Gli animatori si trovano assieme in una sala dell’oratorio. L’attività si divide in tre parti: la storia, la situazione reale, il patto.

La storia. Ovvero il passato, il racconto di se stessi. Ognuno scrive una storia fantastica molto semplice di un giovane di oggi che entra in oratorio, secondo la sua immaginazione. All’interno della storia e del giovane, però, l’animatore deve far emergere i suoi caratteri personali, in particolare:

  • le paure o le idee che ha il ragazzo sull’oratorio, prima di entrarci;

  • l’idea di animazione che ha;

  • chi ha incontrato questo giovane che lo ha portato all’animazione.

È divertente se la storia si arricchisce di caricature o di stereotipi sul giovane moderno.

A turno ognuno legge la propria storia. Gli altri dovranno, a partire dalla storia, individuare e ricostruire la storia dell’animatore, cogliendo la sua situazione prima di conoscere l’oratorio.

La situazione reale. Questa è la parte in cui si esce dalla fantasia per entrare nella realtà. È la parte più critica dell’attività e, per questo, la più difficile. Il coordinatore dell’attività prende un cartellone e lo divide in due: una parte s’intitola “Prima”, l’altra “Adesso”.

Ogni animatore, a turno, va a scrivere sul cartellone due aspetti (uno negativo e uno positivo) nella parte del “Prima” e nella parte di “Adesso”.

Nel “Prima” vanno scritti gli elementi della sua prima volta come animatore che lo hanno colpito, in negativo o in positivo.

Nella parte dell’“Adesso”, invece, va scritto che cosa si riscontra ora, nella situazione attuale: quali modi di animare secondo l’animatore funzionano e quali altri, a parer suo, non vanno bene o, semplicemente, non gli piacciono.

 

 Prima  Adesso

Divertire attraverso i balli

Educare con il gioco

Urlare per richiamare l’attenzione (neg.)

Giocare con i ragazzi durante la ricrea (pos.)

 

Il patto. Questa è la parte finale che lancia al futuro. Il patto non è nient’altro che un accordo preso tra il singolo e il gruppo. Ognuno avrà un patto con il gruppo, ossia con gli altri animatori. In questo patto il singolo rende consapevoli gli altri di un suo punto di forza dell’animazione (“Mi sento in grado di animare sul palco o di gestire un grande gioco… Do al gruppo la mia disponibilità per l’animazione di eventi”) e di un suo limite nell’animazione (“Faccio fatica a gestire da solo un gruppo di animati… Chiedo al gruppo l’attenzione a questo problema”). In conclusione scrivere l’impegno che vi assumete di fronte al gruppo: migliorare nel corso dell’estate il punto debole.

 

Qui sotto vi riportiamo un fac-simile d'esempio.

Fac-simile

Cari animatori,

con la presente vi rendo consapevoli delle mie capacità e dei miei punti di crescita.
Mi sento in grado di gestire un gruppo di elementari. Ma Faccio molta fatica, invece, a comunicare con i ragazzi più grandi.
Al gruppo do la mia disponibilità per coordinare un gruppo di elementari. E chiedo al gruppo l’aiuto per crescere nelle relazioni con gli animati più grandi.     

Anna Rossi

 

Alla conclusione, il coordinatore fa una breve sintesi delle cose più importanti che secondo lui sono emerse.

 

Daniele Conti

 

EEDUCARE2.2b-29

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